Caso editore, in galera!
Ho preferito attendere due giorni. Meditare. Senza nascondere il piacere di avere finalmente letto che il sedicente editore Fabio Caso e suo padre Gian Gaetano Caso sono stati arrrestati con le seguenti accuse: abusivismo bancario per oltre 200 milioni di euro, 9 milioni di euro di fatture false, 80 milioni di euro di fittizi aumenti di capitale sociale, bancarotta fraudolenta per Hopit Spa, Net.Tel. Spa, Editoriale Dieci Srl e Segem Spa, tentata truffa aggravata nei confronti della Regione Abruzzo per l’ottenimento illecito di fondi pubblici, falsità, calunnia aggravata e resistenza a pubblico ufficiale.
Un bel curriculum, non c’è che dire. Eppure, eppure. Perché i Caso editori vengono messi solo oggi di fronte alle loro responsabilità? Tutto quello di cui sono accusati lo si sapeva già nel 2007, ai tempi in cui Dieci tirava gli ultimi in edicola. Ma allora una testata come Italia Oggi, al posto di raccontare come stavano i fatti, si dilungava su come gli intrepidi e solidi editori romani fossero ad un passo dal comperarsi l’Unità. Senza mai una riga sulle loro scorribande del passato. Facile adesso per Italia Oggi fare le anime belle… e per tutti gli altri colleghi giornalisti che al momento di lanciare a novembre 2009 l’uscita in edicola del Clandestino non scrissero una riga sui trascorsi corsari dell’editore Fabio Caso e di suo padre Gian Gaetano Caso, oggi uno ai domiciliari e l’altro in galera. Lo stesso trattamento riservato al simpatico ex sondaggista di Berlusconi Luigi Crespi, sotto processo per la presunta bancarotta relativa a ilNuovo.it, testata on line. Una bella coppia, non c’è che dire. Con Crespi che come molti giornalisti oggi trasecola dal suo blog: “ Oltre ogni immaginazione!” Che ipocrisia…
Eppure, eppure, bastava scrivere su Google Fabio Caso editore per capire. Oppure, si poteva sempre scrivere Gian Gaetano Caso, e trovare misteriosi siti rumeni parlarne in relazione a traffici poco chiari… Se non fossero bastati tutti i link sulle attività editoriali truffaldine dei Caso, reperibili in un click e impossibili da ignorare per chi lavora nel settore, da qualche tempo poi per Luigi Crespi e la sua truppa al Clandestino (vedi ad esempio Parenzo che oggi si da del pirla per non aver fatto richerche su chi fossero questi personaggi. Bel giornalista, non c’è che dire…) c’è una pagina d’archivio del Corriere della Sera che spiega benissimo chi fu Gian Gaetano Caso, un articolo del 1994 intitolato Bucarest Milionaria, che ne fa un bel ritratto tra P2, servizi segreti e affari al limite della legalità.
Fino a ieri, Fabio Caso e suo padre andavano bene a tanti. Che facevano finta di non sapere, come sempre. Come ad Esempio ad Albero Donati, editore impadivo e cinghialuto amico di tutti, che da anni naviga a vista e nel tempo libero si occopa per la FIEG delle relazioni con il sindacato dei giornalisti. Grazie FIEG, davvero un personaggio degno, lindo e specchiato. Anche lui indagato in questa storia per bancarotta e aumenti fittizi di capitali. Ieri la GdF ha perquisito la sua abitazione. Meglio tardi che mai. Alla storia completa vedo però mancare un tassello: Verve International, società editrice che Caso ha rilevato con i soliti metodi e al vertice della quale ha posto Attilio Segantini, uno dei suoi soliti tirapiedi di fiducia. Si aspettano novità su questo fronte.
wow… nn ci posso credere. quindi c’è una giustizia anche in questo paese?
Noto però con dispiacere che l’articolo è stato modificato per quanto riguarda la storia dei soci clandestini dei Caso, spero che non siano state le pressioni subite nel gruppo di facebook, altrimenti si risponderà da solo riguardo al punto del perchè tanti suoi “colleghi” hanno taciuto delle nefandezze del passato … peccato, un vero peccato!
Era anche ora. Adesso bisogna sperare che ci resti…
E che non sia il solo… visto che di armadi della vergogna mi sa che ce ne sono parecchi qui…
Concordo pienamente. Dopo l’esperienza diretta de Il Globo, una delle primissime avventure editoriali di Caso, digerii a malincuore. Per anni non ci pensai. Poi iniziai a sentire su Radioradicale (che si vanta di far luce sui fondi dell’editoria non tanto trasparenti ma nel contempo “pubblicizzava” le pagine del Clandestino), mi divertii lanciando sui post del Clandestinoweb dei copia/incolla sulla cronistoria dei Caso editori.
Crespi o chi per lui eliminava in maniera fulminea il tutto. E io rispedivo. Ad oggi faccio lo stesso; chiedo infatti a Crespi (ambrogio): come mai se ha interrotto i rapporti da tempo con il suo editore (Caso) continua a tirare avanti la baracca del Clandestinoweb?
Chi mantiene oggi in piedi la baracca, economicamente parlando?
Nessuna solidarietà va a Crespi (che tanto rimarrà nel circolo delle firme); tutta la solidarietà va ai giornalisti de Il Clandestino che, come tanti altri colleghi, hanno avuto la disavventura di incappare in questa strada (ossia lavorare senza essere pagati). Nessun ringraziamento all’Odg, ai sindacati, alla Assostampa o alle tante sigle che ad oggi si etichettano come paladini: questa storia di Malefatta editorialeè andata avanti circa dieci anni e nessuno ha mai mosso un dito seriamente.
COMPRATE IL SETTIMANALE “PUNTO” LI C’E’ TUTTA LA VERITA’ SULLA FAMIGLIA CASO!! UNA COSA E’ CERTA… I CASO DOPO AVER “TOCCATO” I FRATELLI CRESPI SONO SALTATI… CHISSA’ COME MAI…?!!! VEDETE OLTRE NON FERMATEVI ALL’APPARENZA SE LEGGETE QUESTO ARTICOLO SI CAPISCE TUTTO, I FATTI PARLANO CHIARO, E SONO PROPRIO QUELLI CHE CONTANO.